Santa Maria delle Grazie
L’esistente chiesa di S. Maria delle Grazie, detta comunemente “chiesa grande” (kisha madhe) ...

S.S. Trinita'

Come già riferito, la S.S. Trinità è stata la patrona di Ururi almeno fino al 1910, poi scalzata dal S.S. Legno della Croce. Non si conosce la ragione di tale repentino “tradimento” ....
Le chiese distrutte
Il Tria riferisce che la chiesa di S. Cristina era posta a circa duecento passi dall’abitato di Ururi .....

Le Chiese
1983. La facciata di S. Maria delle Grazie in corso di restaurazione.
L’esistente chiesa di S. Maria delle Grazie, detta comunemente “chiesa grande” (kisha madhe) perché intesa come la principale, sorge nel punto più alto del colle dove è ubicato il piccolo centro storico di Ururi.

Con ogni probabilità si tratta dello stesso luogo in cui il prete Filippo eresse poco prima dell’anno mille la chiesa anch’essa intitolata a S. Maria, come dal già menzionato atto di donazione del 1026. Il medesimo titolo assegnato ad entrambe le chiese a distanza di ben dieci secoli, la diretta testimonianza del Tria che afferma essere, l’attuale, fabbricata sopra l’antico sito e la presenza di vecchie fondazioni rinvenute in occasione dei lavori di consolidamento fanno pensare che tutte le chiese distrutte dalle ferite impietose del tempo siano state riedificate nello stesso luogo e tutte dedicate a S. Maria.

La costruzione dell’odierna chiesa, anzi della sola navata centrale, risale al 1718 e fu possibile grazie a un lascito di 400 ducati del vescovo di Larino, Carlo Maria Pianetti, e al contributo dei devoti ururesi. Dopo ben dodici anni di lavori l’edificio fu consacrato da monsignor Tria il 10 settembre 1730. Una descrizione minuziosa dei luoghi e dei beni mobili ivi esistenti si legge nell’inventario redatto dall’arciprete di Ururi, Costantino Negro, il 15 luglio 1731. Particolarmente interessante, ai fini della toponomastica locale, è il riferimento che fa don Costantino riguardo alla denominazione del largo prospiciente alla chiesa (oggi S. Maria): “Piazza Grande” (della porta di sopra). All’epoca, dunque, detta piazza era la più ampia del paese e doveva essere correntemente chiamata dagli ururesi Qaca Madhe (ka dera lart).

Nel secolo scorso, invece, la stessa Piazza S. Maria era comunemente chiamata Trolli kishes madhe (piana della chiesa grande), mentre il termine Qaca Madhe (Piazza Grande), con l’aumento delle abitazioni fuori le mura, fu trasferito all’odierna via Tanassi (ex via Roma) che è il proseguimento naturale della Porta.
La seconda navata della chiesa, quella posta nella parte occidentale, fu terminata quasi un secolo dopo, esattamente nel 1812, anno in cui il comune peraltro acquistò da tale Luigi Nicola e Angelantonio Plescia la casa situata nell’altro lato della chiesa, con l’intento di realizzare la terza navata e completare così l’opera architettonica. Per mancanza di fondi, però, il comune potette procedere ai lavori solo nel 1836 e soltanto per prolungare la navata centrale. Anzi, durante i lavori d’ampliamento capitò di peggio: crollò sia la navata laterale, sia parte di quella centrale con tanto di accuse reciproche tra il sindaco di Ururi, Carlo Giammiro, e il vescovo di Larino. Così l’anno successivo la popolazione, un po’ per il desiderio di vedere riaperta la chiesa e un po’ per guadagnarsi salvataggi divini dall’epidemia di colera che imperversava in paese e che stava producendo numerose vittime, fece consistenti offerte in oro, argento e denaro. Fu così possibile riparare i danni e realizzare anche la navata orientale.

1730
1812
1846
1965

La messa in sicurezza della struttura fu però colpevolmente dimenticata, tanto è vero che in un documento del 1861 redatto dall’arciprete C. Bianco si legge che la chiesa si trova in uno stato deplorevole. Con l’appropriato intervento di consolidamento del 1900 (sull’architrave principale, a ricordo, è scritto: RESTAURATA 1900), si placò l’animosità popolare. Le tribolazioni, però, ripresero esattamente trent’anni dopo, quando il terremoto del 23 luglio 1930 arrecò gravi danni sia al sacro edificio, sia al suo campanile che furono dichiarati pericolanti e chiusi per un altro paio d’anni fino all’ennesima sommaria riparazione. Il persistente stato di precarietà della chiesa, mai sistemata in maniera completa, obbliga nel 1948 il Genio Civile a dichiararne l'inagibilità con tanto di proteste popolari per l’incuria mostrata dalle istituzioni religiose e civili nel corso del tempo. Così nel 1952 riprendono gli interventi di riparazione e il primo novembre 1956 la chiesa viene riaperta ai fedeli. Il destino è però avverso: il 7 dicembre 1961 un fulmine colpisce la già fatiscente cupola del campanile che crolla sulla sottostante navata occidentale danneggiandola gravemente.


1961. Il campanile di S. Maria delle Grazie
È un martirio: pochi giorni dopo il Genio Civile sbarra ancora una volta le porte della chiesa. I lavori di restauro però nell’occasione sono celeri e già nella Pasqua 1962 la chiesa è riaperta. Sennonché, la cattiva sorte perseguita ancora lo stabile e con estrema rapidità: il 21 agosto 1962 una forte scossa di terremoto causa il crollo di una parte del tetto ligneo e delle sottostanti volte sottili in laterizio. Neanche a dirsi, S. Maria delle Grazie chiude i battenti. Iniziano i lavori nel maggio del 1965 che però vengono sospesi nel successivo mese di luglio in quanto, da un’indagine tecnica più approfondita, emerge che le cattive condizioni di conservazione del fabbricato e le lesioni di carattere strutturale sono così gravi da rendere vano ogni tentativo di restauro. La soluzione diventa facile e sbrigativa: il 30 marzo 1968 è redatto un nuovo progetto che prevede la demolizione totale della chiesa (!) e la sua ricostruzione ex nova. La sezione urbanistica del Provveditorato alle OO. PP. prima e la Soprintendenza dopo esprimono parere favorevole in considerazione del suo scarsissimo interesse storico e artistico (!). Lo scempio sta per compiersi, quando fortunatamente il Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti respinge la proposta con la seguente motivazione: la chiesa presenta caratteri di originalità tale da consigliarne il consolidamento e il restauro. Dopo altre schermaglie burocratiche utili soltanto al tempo per infierire ancor più sulla già malandata struttura, nel novembre 1985 è presentato un progetto per il suo consolidamento e restauro, e solo nel 1990 si eseguono i primi parziali interventi di messa in sicurezza. Altri lavori seguono nel 1996 e sempre al fine di consolidare la struttura. I fondi naturalmente non erano bastati per il completamento dell’opera e chissà quanto tempo sarebbe ancora trascorso se, dopo tanta malasorte e tanta superficialità umana, una generosa compaesana di nome Teresina De Rosa, non avesse messo a disposizione della comunità una cospicua somma di denaro.

Già nel febbraio del 1997 riprendono febbrilmente i lavori che terminano nel dicembre 1998. Alleluia! La chiesa di S. Maria delle Grazie è finalmente completata. Dopo quasi tre secoli dalla posa della prima pietra e un’odissea infinita, i fedeli possono servirsi appieno (si spera) del sacro edificio. Domenica 14 marzo 1999, alla presenza del vescovo di Termoli – Larino Domenico D’Ambrosio, del parroco di Ururi don Adamo Manes, delle autorità civili e di numerosissimi cittadini viene solennemente celebrata la riapertura della chiesa!

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