Le chiese di S. Maria e di S. Benedetto erano poste a nord di Ururi ai confini col territorio di S. Martino in P., su di un colle che ad ovest discende fino al torrente Cigno e ad est degrada attraverso il vallone della Pila verso il torrente Sapestra. Quel territorio era ed è tuttora chiamato S. Benedetto (Shen Venditi). Oggi non vi sono segni della loro presenza, ma è ragionevole pensare che si adagiassero sul crinale della collina per via dell’amenità del luogo, circostanza assolutamente prioritaria nella scelta dei siti religiosi. Quando negli anni settanta del secolo scorso furono eseguiti gli scavi lungo la stradina in terra battuta del comune di Ururi che hanno interessato anche terreni di mia proprietà contrassegnati in catasto al foglio di mappa n.1 - particelle n. 54 o 43 o 59 (non ricordo il punto esatto) per la realizzazione del metanodotto, furono trovate delle ossa umane che ancora oggi conservo e che un giorno spero di far analizzare per conoscerne l’età. Potrebbe trattarsi di reperti comprovanti la presenza in quel luogo di una delle due chiese.
Le chiese di S. Nicola e di S. Basilio erano invece situate nel lato opposto, a sud di Ururi, ai confini con il territorio di Rotello. Ancora prima, però, appartenevano entrambe al feudo di Ilice, paese lontano da Ururi soltanto un miglio e mezzo e dotato di Arcipretura. Le prime notizie sull’esistenza di Ilice si trovano nella già incontrata Bolla di Lucio III del 1181; la sua distruzione risale ormai a diversi secoli fa, tant’è che negli atti del Sinodo celebrato da monsignor Balduini nel 1571, è scritto che l’Arcipretura di Ilice è vacante. Il Masciotta nella sua già citata opera sostiene che Ilice sorgesse in contrada Difesa, ad oriente, in mezzo ai vigneti dei signori Plescia e Musacchio dove agli inizi del 1900, in occasione di lavorazioni agricole profonde, furono esumate ossa umane e vennero alla luce tratti di opere murarie. A distanza di un secolo dalla redazione della sua opera, oggi è difficile individuare il luogo esatto indicato dallo storico molisano, stante la genericità dei dati a suo tempo riferiti. Poco importa: l’ipotesi del Masciotta è smentita dal Tria il quale rivelò con massima chiarezza l’ubicazione di Ilice, anzi, caso rarissimo, la pose letteralmente in visione dei suoi lettori. Nella già menzionata mappa di Ururi è riportato vicino alla chiesa di S. Basilio un luogo detto Ielc, nome passato inosservato dagli storici locali per quasi tre secoli e invece chiave di svolta della soluzione. Infatti, il Tria, parlando di Ilice, oltre a raccontare che al suo tempo erano ancora visibili i ruderi, riferiva che esso era chiamato Ielc da alcuni e Illice da altri (Ielc, a mio parere, è il nome corrente pronunciato dagli albanesi di Ururi, Illice quello ufficiale conferito dai latini). Ecco, dunque, svelato il mistero: Ilice e Ielc sono nomi di uno stesso paese! Inoltre, esaminando in mappa il tragitto della strada che da Ururi portava a Rotello e valutando la posizione del torrente Saccione con riferimento alla posizione di Ielc, si rileva come lo stesso Ielc era posto sulla cima del primo colle che s’incontra a sud di Ururi. Sarebbe interessante scavare in quei luoghi.
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