Il Nome


“Ururi” suona così lugubre, ma così lugubre che… chissà da quale cupa oltretomba discende! Uno si domanderebbe. Niente affatto, anzi tutt’altro: Ururi discende da una parola che al tempo suo scintilla come oro. Sull’origine del nome non dovrebbero esserci grossi dubbi o divergenze interpretative, né viaggi in Sardegna a giustificare l’inconsueta doppia vocale u di cui è costituita. I documenti storici venuti alla luce, infatti, mostrano con sufficiente chiarezza i vari mutamenti succeduti nel corso dei secoli che derivano indubitabilmente tutti da un’unica prima radice: “Aurole”. D’altra parte, si sa, il linguaggio umano è in continua evoluzione e nessuno mai potrà fermarne l’effervescenza.

La denominazione Aurolecompare per la prima volta nel 1026 quando un certo Giovanni di Larino dona al monastero di S. Benedetto l’ottava parte di una chiesa intitolata a Santa Maria e situata per l’appunto in località Aurole, territorio di Larino (“declaro me habere inclitam octabam partem in ipsa ecclesia vocabulo S. Maria que fundata est in eodem loco Aurole…”).(a)

In origine, dunque, Aurole non è il nome di un centro abitato, ma di una parte ben definita del territorio di Larino, oggi si direbbe una contrada; dettaglio, questo, che più avanti consentirà di spiegare l’origine della parola stessa. Il termine Aurole è confermato poi in altri tre atti di donazione succeduti tutti nel medesimo secolo XI. Il conte Madelfrido nel 1042 dichiara in atto pubblico di possedere e donare a tale Falcone due parti del monastero di Santa Maria, costruito ai confini del territorio di Larino in località Aurole (…Ego Madelfrid... declaro me habere duo sorti in monasterio S. Maria quod costructum est in finibus Larinensium in loco Aurole…).(b)

Nel 1059 altri due signori di Larino di nome Sassone e Falcone dichiarano di possedere il solito monastero di Santa Maria, situato nel solito luogo chiamato Aurole e di donarlo al monastero di S. Benedetto posto all’interno delle mura di Larino. Inoltre donano a un altro vicino monastero benedettino detto dei Pettinari, la chiesa situata in località Aurole che evidentemente era contigua al vecchio monastero. (…declaramus nos habere unum monasterium costructum vocabulo S. Maria… in finibus Larinensium in loco Aurole…). (c)

Infine nel 1075 il conte Roberto di Loritello (Rotello) dichiara di possedere e donare alla chiesa di Larino sempre lo stesso monastero situato in località Aurole. (… Ego dominus Robertus de Civitate Larino declaro me habere unum monasterium costructum in finibus predicta Civitatis in loco, qui dicitur Aurole…).(d)

In una Bolla Pontificia dell’anno 1182 emanata da Papa Lucio III attestante i confini e i luoghi della diocesi di Larino, compare la prima variante: qui la stessa località Aurole è detta Aurora(“…in quibus haec propiis duximus exprimenda vocabulis, Aurora cum tenimentis suis, medietatem Ilicis cum…”).(e)

Termine poi ripetuto in altra Bolla di Papa Innocenzo IV nel 1254 (ecclesia sita est cum omnibus pertinentiis suis, Auroram, cum suis… ).(f)

La stessa denominazione Aurora è pure presente nel XII secolo sul Catalogo dei Baroni del Regno redatto da Carlo Borromeo dove è scritto: “Episcopus Larinensis tenet Auroram, et Ilicem, quae sunt feuda”. (g)

Invece in tre Provisioni di re Carlo II, emesse tutte per la salvaguardia della popolazione di Ururi nel 1284, 1302 e 1303, il casale assume una nuova denominazione: “Aurelii”.Almeno, questo è il termine riprodotto dal Magliano. Diversamente, il Tria nelle stesse Provisioni parla di casale Orerii. (h)

E sempre secondo il Magliano, ritroviamo lo stesso nome Aurelii nell’Ordine di re Roberto dato nel 1317 al Giustiziere di Capitanata ancora a tutela degli abitanti di Ururi. Ed anche in questo caso il Tria riporta una denominazione diversa: casale Aurorae. (i)

Nei Regesti del 1320 studiati dal Minieri poi ritorna il casale “Orerio”. (l)

Fin qui, cioè per tutto il periodo precedente all’arrivo degli albanesi in Molise (1466), le variazioni linguistiche seguono ovviamente l’idioma italiano in cui la vocale u è meno usata rispetto alle altre vocali; per cui l’originaria parola Aurole, costituita da una sola u, nelle sue fisiologiche mutazioni o conserva l’unica u di cui è composta (Aurora – Aurelii) o addirittura tende a liberarsene (Orerii – Orerio).

Con l’arrivo degli albanesi invece il linguaggio muta radicalmente e le successive distorsioni prendono la cruda piega dei vocaboli corti dalla pronuncia chiusa e stretta in cui la vocale u la fa da padrona. Prova ne è che nel primo documento post-albanese riguardante Ururi e precisamente in una richiesta di Capitolazioni fatta dagli ururesi al vescovo di Larino nel 1540 compare subito la doppia vocale u: “li homini de lo Casale d’Ururofideli…”. (m)

Così in un Processo del 1549 sorto tra l’Università di Larino e il vescovo della stessa città: “…sopra la liquidazione del Casale de Ruri…”. (n)

E ancora, nel Cedolario della Provincia di Capitanata del 1564 n. 879 si legge: “…ut supra.Pro Feudo de Urure…”. (o)

Nel caso specifico dell’evoluzione della parola Aurole e sue varianti, i nuovi ospiti con la parlata corrente si “mangiano” subito la lettera a iniziale in quanto nella lingua albanese la combinazione a-u ad inizio parola non esiste e comunque non scivola con naturalezza, ed anche perché il nuovo linguaggio tende a troncare le più sdolcinate parole italiane. In breve dunque gli arbereshe trasformano la soffice Aurole o l’armoniosa Aurora nel più stringente Ururo o Ruri o Urure dove non solo è eliminata la a iniziale, ma viene anche sostituita la vocale o con la vocale u. E questo perché le parole italiane terminanti in “…ore” o in “…one” e simili, vengono “tradotte” dagli albanesi d’Italia cambiando per l’appunto la o con la u. Ad esempio la parola italiana “sapore” oggi a Ururi si dice “sa-pur”, come pure la parola “cotone” si pronunzia “cu-tun”, mentre le parole “il sapore” e “il cotone” si dicono “sa-pu-ri” e “cu-tu-ni” (la i finale indica l’articolo singolare maschile). Dunque risulta ora comprensibile come la parola Aurora o le sue varianti abbiano potuto sfociare in Ururo o Urure o Ururi, prevalendo alla fine il più naturale Ururi perché comprensivo dell’articolo.

Anzi, ad essere precisi, la pronunzia naturale della parola “l’aurora” di un italo albanese dovrebbe essere “u-ru-ra”, in quanto aurora è nome di genere femminile e quindi, anziché la i finale, sarebbe d’obbligo l’uso della a finale che per l’appunto in albanese indica l’articolo femminile singolare. Evidentemente o alla parola aurora corrispondeva in albanese una parola di genere maschile che ha indotto gli albanesi del tempo ad usare la i finale, oppure molto più probabilmente le varianti intermedie (Aurelii, Orerii, Orerio etc.) si sono presentate ai loro occhi di genere maschile. Salvo che, invece, la scrittura ufficiale non si sia discostata dalla pronuncia corrente della popolazione (con frequenza i nomi propri sono stati levigati nel corso della storia da scrivani distratti o invadenti).

Comunque tale impostazione rimarrà poi immutata o quasi fino al definitivo termine Ururi.

Infatti, in una lettera inviata nel 1631 dal già vescovo di Larino Tomaso Eustachio al vescovo in carica Persio Caracci si legge: “…territorj del casale di Ururi…”. (p)

E ancora, nel sinodo celebrato dallo stesso vescovo Caracci nell’anno 1655 è scritto: “R. Archipresbyter Casalis Ururi: vacat…”. (q)

Nel Tabulario Pinto del 1663, parlandosi della chiesa di S. Primiano di Larino, si legge: “guarda versoDuruni, habitato da Natione Albanese”. (r)

Nella Numerazione del 1669 si legge: “Deruri”. (s) In realtà quest’ultima denominazione a mio parere dovrebbe intendersi casale De Ruri (staccato). È probabile, infatti, che nella parlata corrente albanese, ma non nella scrittura (sconosciuta), la denominazione del paese abbia assunto il più corto e più consono Ruri, come d’altronde noialtri attuali abitanti lo pronunciamo tuttora e come il Tria dichiara espressamente nelle sue Memorie del 1744: “…s’incontra Ururi… da alcuni oggi corrottamente si dice Ruri, in latino Aurora…”. Gli “alcuni”, non v’è dubbio, sono gli albanesi stessi. (t)

Dal XVII secolo ad oggi la denominazione Ururi pare non abbia più subito mutamenti.

In virtù dei summenzionati atti, appare ora piuttosto agevole stabilire come abbia avuto origine la prima parola che poi ha fatto partorire tutte le altre fino al definitivo termine Ururi.

Se si tiene conto che il primo vocabolo (Aurole) incontrato nel 1026 è il nome di una contrada dell’agro di Larino e non di un centro abitato, pare d’obbligo condurre l’indagine sul movente, cioè sul perché quella parte di territorio larinese fosse stata così battezzata. Due sono, a mio avviso, le piste da seguire e dunque le soluzioni più accreditate: la prima appena appena quotata, l’altra sostanzialmente certa.

Si è visto che le prime mutazioni avutesi a cavallo tra il XIII e il XIV secolo (1284 - 1302 - 1303 - 1317) sono sfociate nel nome Aurelii. E poiché Aurelio è un nome di persona diffuso già ai tempi dell’impero romano ed essendo stata Larino la più importante città romana in territorio frentano, si può legittimamente supporre che quel luogo fosse appartenuto a qualche famiglia di prestigio così chiamata, magari anche da molti secoli prima dell’anno 1000. Non pare questa una conclusione avventata, anzi più e più volte è accaduto che un luogo prendesse nome dal suo più nobile possessore. Sennonché contro tale ragionevole ipotesi concorrono elementi avversi che favoriscono tutt’altra soluzione. In primo luogo occorre ripetere che negli stessi atti pubblici il casale è riportato col nome Aurelii dal solo Magliano e non anche dal Tria che invece abbiamo visto scrivere Orerii. E non essendo disponibili gli originali, non è dato sapere chi stia nel giusto (se fosse incorso in errore il Magliano, l’ipotesi qui fatta sugli Aurelii s’annullerebbe). Inoltre negli atti storici in circolazione non è emersa finora alcuna famiglia o personaggio di nome Aurelio che abbia abitato il luogo in studio. Infine è da rimarcare che la prima variante di Aurole, avutasi nel 1182 ad opera peraltro non di un comune notaio del posto, ma addirittura di un pontefice (Lucio III), riporta la denominazione Aurora. È questo, ritengo, l’elemento fondamentale per comprendere l’origine e l’evolversi dei vocaboli in studio. Intanto perché la parola Aurora viene usata dalla massima autorità ecclesiastica ed è precedente alla mutazione in Aurelii o Orerii, e poi perché, trovandosi il papa lontano dal luogo oggetto di indagine, risulta del tutto incontaminato dagli eventuali cambiamenti linguistici locali. In sostanza egli adopera l’originale e forse antichissima denominazione ufficialmente conosciuta a Roma (Aurora), magari non aggiornata, ma pur sempre originale; dunque con ogni probabilità è Aurora il primo vero nome della località in esame (nome latino), mentre Aurole è già una sua distorsione dialettale. Anzi i nuovi nomi adottati, a mio parere, non sono vere e proprie mutazioni della parola aurora, ma vanno a braccetto con essa.

Tale ipotesi è ben sorretta dalla circostanza che la parola aurora, nonostante le varie distorsioni linguistiche subite, a differenza delle altre ha sempre resistito nel tempo, rispuntando di tanto in tanto e fino ad oggi.Lo stesso fantastico Tria nel 1744, quasi seicento anni dopo la bolla di Papa Lucio III! ci dice che Ururi da alcuni (gli albanesi) è detto Ruri, ma che in latino è Aurora. Ed anche il Masciotta nella sua già citata opera di primo novecento sostiene che lo stemma del comune di Ururi fosse il sole nascente (oggi non risulta, né si trova traccia di simile raffigurazione – la figura simbolica più sentita e tuttora più usata per mostrare la propria identità rimane l’aquila bicipite, cioè lo stemma d’Albania). E sebbene egli precisi, essere quello solo un proponimento a lui recente e non un elemento storico attinto nel tempo lontano, rimane il fatto che non a caso gli ururesi dell’ottocento abbiano voluto conferire al loro paese il simbolo del sole nascente; ciò significa che in essi era ancora viva la consapevolezza che il nome originario del paese era Aurora. Senza dire che a Ururi esiste una via Aurora, che il vecchio cinema costruito nel 1936 era denominato Aurora, che la squadra di calcio è l’Aurora Ururi, che diverse attività e associazioni sono chiamate Aurora, che i colori ufficiali di Ururi sono il giallo rosso similmente al colore del cielo durante la levata del sole, che ancora oggi la parola Aurora sta sulla bocca di tutti gli ururesi ed è motivo d’orgoglio tramandato.
D’altra parte le varie ipotesi azzardate da alcuni storici locali sono, a mio parere, tutte da escludere. Nettamente infondato è il tentativo di ricercare nell’etimologia della parola Ururi una soluzione “albanese”. Dagli atti storici, infatti, appare chiaro che la catena dei cambiamenti parte dalla parola Aurole o Aurora, entrambe latine; per cui il tentativo di far derivare Ururi dalla parola “ur” (tizzone) perché quando tornarono a ristabilirsi gli albanesi in paese dopo essere stato incendiato (si vedrà nel capitolo dedicato alla storia), lo trovarono “i zez gja uri!” (nero come il tizzone) non può essere che infondato. E lo stesso diniego deve essere posto a coloro che si poggiano sulla parola “erruri” (arrivato), per significare che gli albanesi in fuga da madrepatria erano finalmente “arrivati” nel luogo predestinato. Anche se in concreto impossibili da dimostrare, queste due ipotesi sarebbero proponibili soltanto in assenza di agganci etimologici precedenti all’arrivo degli albanesi.
Come pure ritengo sia da scartare l’ipotesi che la parola Ururi derivi dal latino “rus-ruris” (campagna) e che tale denominazione sia stata assegnata dalla chiesa di Larino per indicare che quel luogo era la propria “campagna” dove di tanto in tanto il vescovo andava a riposarsi e da cui traeva benefici tributari. E questo semplicemente perché il nome Aurole compare già nel 1026, cioè quarantanove anni prima che la chiesa di Larino fosse venuta in possesso del monastero e delle pertinenze situate in località Aurole in virtù del già menzionato atto di donazione fatto dal conte Roberto nel 1075. Dunque non può assolutamente essere stata la chiesa di Larino ad assegnare a quel territorio il nome Aurole che peraltro non ha alcuna attinenza etimologica con la parola “rus”. Aurole, infatti, potrebbe avere vaghe radici comuni alla parola Aurelio o molto più alla parola Aurora, ma nessuna a “rus- ruris”. Per la stessa ragione non trova posto neppure l’altra ipotesi che Ururi provenga dal verbo latino “urere” che vuol dire bruciare e che sarebbe stato assegnato dopo che il paese fu incendiato. A parte che l’incendio avvenne già in periodo albanese 1550) e “urere”, s’è detto, è verbo latino, ma poi le parole Aurole e Aurora precedono notevolmente tale funesto episodio.
Infine… ecco la prova madre che chiude il cerchio dell’indagine e detta la soluzione finale.
Si è già detto che Aurole o Aurora era un territorio dell’agro di Larino e pertanto si può dare sostanzialmente per certo che furono i larinesi ad assegnarne il nome. Orbene, guarda caso, questo luogo si trova a oriente di Larino, cioè dalla parte in cui sorge il sole, cioè da dove si forma l’aurora quando giunge il tempo dell’oro! E già, il significato etimologico della parola aurora è proprio questo: “Tempo dell’oro”. Aurora, infatti, è un vocabolo composto che nasce dall’accoppiamento di due termini latini: aureus (aureo - d’oro) e hora (tempo - ora), termini che rappresentano quel magico momento in cui la prima luce del sole si cosparge nel cielo col caratteristico color giallo sfavillante dell’oro.Ebbene, questa ritengo sia la ragione vera per cui i larinesi abbiano battezzato Aurora questa parte del loro territorio, si sono semplicemente rifatti alla raffigurazione di uno dei fenomeni naturali più belli al mondo e che soltanto in quel versante potevano ammirare dalle loro abitazioni.
Insomma, per chiudere in bellezza si può gridare al vento che il lugubre Ururi non è altro che figlio della splendida Aurora!
O, se piace di più, del…Tempo dell’oro”.

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