Ventanni d'Aurora
A Ururi tornai nel giugno del sessantasette, appena chiuse le scuole: tenevo i miei bei sedici anni; che se ci penso adesso… mi viene in faccia una spruzzata gelida di nostalgia.
Giovanni 4
Il duello
La cavalcata
La promozione
 
US AURORA URURI
I Primi calci
Che cosa abbia rappresentato e rappresenti il calcio a Ururi s’è già detto. Lo stesso straordinario scrittore di origini ururesi, Luigi Incoronato, ne esaltò magnificamente la valenza sociale ...
La fondazione
La disfida di Larino
La prima promozione
 
Le stagioni calcistiche
Qui di seguito trovi tutti i riferimenti dei campionati di calcio disputati dallAurora Ururi
Decennio 1960-1970
Decennio 1970-1980
Decennio 1980-1990
Decennio 1990-2000
Decennio 2000-2010
Nota conclusiva
Il Calcio
Ostentorio contenente il pezzo di Legno

Il campionato di promozione era troppo per un paesino, anche per gente agguerrita come gli ururesi, la promozione campana poi… un’impresa ardimentosa. C’era da battersi con città di decine di migliaia d’abitanti che pagavano fior di stipendi ai propri calciatori, stadi bollenti dove annusavi persino il marcio della criminalità organizzata notoriamente diffusa in quei territori e dove difficilmente si riusciva a conquistare punti con le sole virtù sportive. Ad ogni modo stavamo in ballo e dovevamo ballare. La base della squadra rimase pressoché invariata, sia per premiare i calciatori locali che avevano avuto il merito di vincere il campionato di I categoria, sia perché le casse sociali coloravano di un buon verde carico. L’unica difficoltà avvertita era la rosa dei giocatori un po’ troppo ristretta. Eppure ero fiducioso, la squadra aveva sempre mostrato di giocare un tipo di calcio brillante che quantomeno non ci avrebbe fatto sfigurare. Anzi in cuor mio prefiguravo un pizzico di soddisfazione in più della sola salvezza.

Il venti settembre ottantasette al debutto in campionato ricevemmo il Giugliano in casa e la tensione si rivelò subito altissima: vuoi per l’esordio di una matricola, vuoi perché contro il Giugliano in una partita del lontano 1954 accadde un episodio così grave che, nonostante gli oltre trent’anni passati, poteva ancora essere rivangato dagli ospiti e avvelenare il clima. Quell’anno, infatti, accaddero dei tafferugli in campo in seguito ad un gol del Giugliano realizzato di mano ma convalidato dall’arbitro Sciarretta di Termoli; e successe pure che dopo qualche tempo morì un calciatore ospite, tale De Cristofaro, coinvolto nella rissa. La morte fu causata da una malattia respiratoria di cui egli pare già soffrisse, ma che a detta dei giuglianesi si aggravò in quell’occasione perché il giovane fu costretto dalla folla ringhiante a rimanere per diversi minuti fuori dello spogliatoio in una fredda giornata invernale. Il mistero e l’incubo di quella maledetta storia che ancora aleggiava di tanto in tanto in paese, adesso pesavano come un macigno nell’animo nostro. Invece all’arrivo degli avversari non avvertimmo risentimenti, pare che solo un loro vecchio dirigente prima della partita avesse fatto cenno dell’accaduto, ma più a titolo di cronaca che per rinfacciare rancori. Tanto meglio, la sfida ora aveva solo connotati sportivi. Con una certa sorpresa sfoderammo una prova grandiosa, vincemmo uno a zero e l’entusiasmo sprizzò subito in cielo; non tanto per i due punti incassati, ma perché ci convincemmo tutti e subito che l’Aurora col medesimo organico dell’anno precedente avrebbe saputo mettere il suo inconfondibile timbro anche a un più alto livello tecnico. La domenica successiva andammo a giocare a S. Maria Capua a Vetere contro il Gladiator e facemmo una gran bella figura, anche se la vittoria per episodi fortuiti andò agli avversari. A fine gara, addirittura, entrò nel nostro spogliatoio un commissario di campo campano a congratularsi per le belle giocate esibite. Comunque tornammo appagati a casa e ancor più sicuri di poter dire la nostra nel seguito del campionato. Vincemmo facilmente la terza partita a Ururi contro la Caivanese, ma poi, pur mostrando una complessiva superiorità di gioco, perdemmo la gara più attesa, il derby contro il Larino!

Peccato, peccato mortale. Il diciotto ottobre fummo sconfitti a Maddaloni contro la capolista per la semplice ragione che gli avversari erano nettamente superiori, ma ci rifacemmo subito a Ururi nella successiva gara vincendo contro il Marcianise.

Tutto sommato non stavamo messi male, anzi nelle sei partite giocate, nonostante l’immeritata sconfitta contro il Gladiator e l’incidente interno col Larino, avevamo incassato sei buoni punti che ci collocavano a centro classifica e che ci conferivano una certa dignità. E l’unica vera sconfitta contro la Maddalonese era fisiologica. Ora avevo la certezza che queste squadre campane di promozione non erano poi quei mostri che a noi puri, impacciati, dilettanti all’inizio ci sembravano, e che soltanto le tre o quattro pretendenti alla vittoria finale ci potevano sovrastare.

Il maligno però era in agguato, nascosto dietro l’angolo.

Nei mesi successivi la squadra si spense di colpo a causa di un forte calo atletico di alcuni bravi calciatori peraltro non parimenti sostituibili, calo determinato da talune buffe circostanze legate alla loro attività lavorativa che fecero sprofondare l’Aurora nei bassifondi della classifica. Su nove partite giocate dal primo novembre al dieci gennaio del nuovo anno, cioè nel periodo in cui questi ragazzi lavorarono al frantoio svolgendo mansioni pesanti e turni notturni, agguantammo due miseri pareggi e subendo ben sette sconfitte! Il morale scese sotto i piedi e tutto l’ambiente precipitò nella delusione più completa, dopo oltre due anni di successi e lodi continue ora la critica attaccava ferocemente. D’altra parte questa è sempre stata la regola sportiva. Iniziammo il girone di ritorno con alti e bassi senza però mai ingranare la marcia giusta, così in un momento di sconforto diedi le dimissioni, sperando che un cambio nella conduzione tecnica desse una scossa alla squadra; ma la dirigenza respinse i miei propositi e m’invitò a proseguire. Nonostante la fiducia ricevuta, capii però che il mio rapporto con l’Aurora si era logorato, te lo senti nella pelle quando non tira più aria e a nulla vale il tuo passato o la tua dedizione o i tuoi sentimenti. Resistetti ancora qualche settimana, poi mi dimisi definitivamente.

Avevo cominciato con l’Aurora nel campionato 1967/68 quando ero un cucciolo sprizzante di vitalità e ora, nella stagione 1987/88, mestamente abbandonavo al suo destino la mia dea, la compagna di una vita.

Giusto vent’anni erano passati, vent’anni d’Aurora che solo la tomba potrà cancellare.

 

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